ESSERE SULLA BUONA STRADA FA GIA' SENTIRE BENE, E COME DICE FEDOR MIKHAILOVICH, E' GIA' QUASI LA FELICITA', E BISOGNA BADARE SEMPRE A NON ABBONDONARLA…

  CHE SIA QUESTO LO SPIRITO DEL NOSTRO STRANO TEMPO? LA SUA ZEITGEIST?

Proviamo ad indagarlo, senza pretese scientifiche, a partire dalla recente storia immobiliare e dalle prime impressioni da questo nostro particolare luogo di osservazione che forse anticipano già le nuove tendenze del tempo attuale. Per farlo iniziamo col raccontare ciò che accadeva solo qualche anno fa …

...Sulla faccia della terra gli acquirenti edonistici erano scomparsi ed i mercati avevano assunto l’aspetto di desolati deserti…

Nei primi anni 2000, fino al 2008 e tutto sommato fino alla austerity montiana del 2012 perlomeno in Italia, dove nel mercato italiano fummo capaci di costruire una autentica crisi nella crisi, ero solito individuare nel fenomeno che chiamavo ”dell’innamoramento”, la premessa necessaria di qualsiasi acquisto residenziale e specialmente di una seconda casa. Ero solito definire acquirenti edonisticiquelli che ponevano il piacere alla base delle proprie scelte d’acquisto. Ricordo che spesso così mi esprimevo con i venditori in sede di incarico, per cercare di spiegar loro quale sarebbe stato l’acquirente “target” del lavoro che andavo a svolgere o perché ad esempio dovevano lasciarmi la casa vuota durante le visite con i clienti, per far scattare appunto più facilmente l’innamoramento. I proprietari mi guardavano spesso stupiti, ma, talvolta forse per reale convincimento e più spesso perché si dà ragione ai grulli, mi assecondavano.

L’innamoramento non è sufficiente a far concludere la compravendita, ma occorrono anche la fiducia nella sicurezza dell’operazione, che porta a formalizzare l’offerta, e la capacità di incontrare la volontà del venditore su un prezzo di reciproca soddisfazione, ovviamente. Queste altre due fasi essenziali erano però soltanto successive, non giungevano mai se prima non era scattato l’innamoramento.

Ecco che, a partire dal 2008 e soprattutto dal 2012 in Italia, ho cominciato a percepire quella che possiamo definire, nell’ambito immobiliare beninteso, come “la fine degli innamoramenti”. Accadeva che, a partire dall’avvento dei Governi tecnici, che introdussero politiche di austerity, l’unica cosa che contava e faceva sentire l’acquirente sicuro, soddisfatto, era soltanto fare un buono, anzi doveva essere un ottimo affare! Il piacere non stava più nella bellezza della casa e del giardino di cui si godeva acquistandoli, o nell’empatia per il nuovo spazio e la sua ergonomia che entrava nella propria disponibilità, non più! Queste emozioni ed i conseguenti sentimenti erano tramontati! Forse fagocitati da quegli anni terribili e disperati, in cui le madri ascoltavano ogni sera le interviste in tv al politico di turno o all’imprenditore in rovina; adesso contava soltanto l’aver pagato poco, perché adesso, si diceva, è un “buyer’s market”, soltanto gli sciocchi pagano prezzi di mercato in un mondo tanto cambiato! Una vera standardizzazione di pensieri ed azioni probabile effetto della crisi economica e dell’austerità.

“...Sulla faccia della terra gli acquirenti edonistici erano scomparsi ed i mercati avevano assunto l’aspetto di desolati deserti…” (ah no scusate questo era l’incipit di Kenshiro, una bella storia animata degli anni ‘80) , la nostra invece è povera di eroi, o forse semplicemente non li chiamano così. Accadde insomma che il mercato delle seconde case negli anni seguenti crollò, specialmente la clientela italiana scomparve, mentre quella straniera teneva, ma continuava a costituire soltanto il 3% degli acquisti residenziali complessivi, e l’offerta era diventata talmente sproporzionata rispetto alla domanda, che anche i tempi di acquisto si dilatarono ed i prezzi scesero a precipizio, al mare come in campagna. Persino la pubblicità sulla carta patinata, su eleganti riviste specializzate come Ville e Casali o Country Life per intendersi, era diventata un disvalore, nel senso che se una Villa era ben pubblicizzata significava per il lettore che era troppo cara e persino invendibile! 

Da allora sono passati una decina di anni, ma il clima gioioso e pieno di fiducia del periodo precedente il crollo Lehman Brothers non è più tornato; certo, il mercato a partire dal 2017 si è ripreso e nel 2019 abbiamo parlato persino di anno record, ma quello spirito sereno dei primi anni duemila, quelle emozioni, ancora mancano. Ecco, per venire al punto, mi sembra che improvvisamente, la crisi originata dalla pandemia Covid-19 abbia avuto la capacità di far emergere con maggior chiarezza e forse persino far progredire, il nuovo spirito di questi ultimi anni, la sua “Zeitgeist” (o spirito del tempo) si potrebbe dire usando il linguaggio della storiografia, ed un nuovo fattore determinante che non è più l’innamoramento ma quello che forse possiamo chiamare il Feelgood Factor, termine che già compare su molta stampa anglo sassone anche immobiliare, sul Financial Times dello scorso weekend ad esempio.

Credo che sia presto per definire il Feelgood factor con esattezza, ma dal modesto e forse interessate punto di osservazione del mercato e della trattativa immobiliare, due aspetti già colpiscono:

1. Che il Feelgood Factor è già in qualche modo una nuova forma di innamoramento verso uno spazio dove abitare, forse meno spontanea e fiduciosa del futuro, ma non meno incisiva come “conditio sine qua non” dell’acquisto, e che muove da una maggior razionalità, ed è credo compagno della ricerca del wellness di questi ultimi anni, oggi esasperata ma anche forse superata dal Covid, almeno in alcuni di noi, in ragione della consapevolezza di dover trovare uno spazio sicuro, non solo per star bene fisicamente e mentalmente ma anche per guardarsi meglio dentro ed esprimersi al massimo, perché pensiamo che ci sarà bisogno di dare il meglio di noi per superare la crisi.

2. Che probabilmente questo nuovo fattore feelgood, collegato all’acquisto immobiliare in era covid, è ancora acerbo e consiste soltanto in un desiderio, o forse in una vera e propria tensione, collegata al cambiamento della vita propria e della propria famiglia, che percepiamo oggi come urgente.

E nello scrivere questo, mi viene alla mente un passo da un famosissimo romanzo russo, un pensiero che vorrei condividere con tutti coloro che sentono questa esigenza di una nuova casa per affrontare meglio e con vigore il futuro: 

Se non perverrete alla felicità, ricordatevi sempre che vi trovate sulla buona strada, e sforzatevi di non uscirne…

Fedor Mikhailovich Dostoevsky

Ecco, vi sembrerà esagerata questa citazione dai Fratelli Karamazov, ma pensavo di riferirla a coloro che hanno in animo di acquistare una nuova casa quale passo necessario per il cambiamento ed il miglioramento della vita propria e familiare, per la ricerca appunto della felicità. Certo questo acquisto immobiliare non basterà a pervenire alla felicità stessa, ma se questa tensione vitale fatta di emozioni e sentimenti, ne è il principale movente, forse il feelgood factor è davvero un nuovo tipo di innamoramento sincero per la casa percepita come luogo di vita e creatività, e allora siamo sulla buona strada.

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